Nel diritto di famiglia, uno dei temi più discussi riguarda il mantenimento dei figli maggiorenni, soprattutto quando questi proseguono gli studi senza però dimostrare un reale impegno. Una situazione sempre più frequente è quella dei cosiddetti "studenti fuori corso cronici", che continuano a beneficiare del sostegno economico dei genitori senza risultati concreti. Ma quando è possibile chiedere la riduzione o la revoca dell'assegno di mantenimento?

Il principio generale è noto: il genitore è tenuto a mantenere il figlio anche dopo il raggiungimento della maggiore età, purché non sia ancora economicamente autosufficiente. Tuttavia, questo obbligo non è illimitato nel tempo e non può trasformarsi in una rendita permanente in assenza di un percorso serio e coerente di formazione o inserimento lavorativo.

Quando il diritto al mantenimento viene meno

La giurisprudenza della Corte di cassazione ha chiarito che il diritto al mantenimento viene meno quando il figlio, pur avendone la possibilità, non si impegna in modo concreto nello studio o nel lavoro. In particolare, il protrarsi ingiustificato degli studi universitari, senza risultati apprezzabili o con comportamenti negligenti, può costituire un valido presupposto per chiedere al giudice una revisione delle condizioni economiche.

In termini pratici, se un figlio maggiorenne è fuori corso da diversi anni, sostiene pochi o nessun esame e non dimostra una reale volontà di completare il proprio percorso formativo, il genitore può legittimamente agire per ottenere una riduzione o addirittura la revoca dell'assegno di mantenimento. Il giudice valuterà caso per caso, tenendo conto dell'età, del percorso di studi, delle opportunità lavorative e dell'effettivo comportamento del figlio.

Il diritto del genitore a essere informato

Un altro aspetto spesso sottovalutato riguarda il diritto del genitore a essere informato. Anche se il figlio è maggiorenne, il genitore che contribuisce economicamente al suo mantenimento ha il diritto di conoscere l'andamento degli studi. In questo senso si è espresso il TAR Lazio, riconoscendo al genitore il diritto di accedere alla documentazione universitaria, inclusi gli esami sostenuti e i risultati ottenuti. Questo diritto si fonda sull'articolo 30 della Costituzione, che attribuisce ai genitori non solo il dovere di mantenere i figli, ma anche quello di istruirli ed educarli.

È stato inoltre chiarito che tali informazioni non rientrano nella sfera strettamente privata del figlio, proprio perché strettamente collegate al rapporto giuridico ed economico tra genitore e figlio stesso. Di conseguenza, l'Ateneo può fornire questi dati anche senza il consenso del diretto interessato.

Conclusioni

In conclusione, il mantenimento dei figli maggiorenni non è automatico né indefinito: è strettamente legato all'impegno e alla serietà del percorso intrapreso. Quando questo viene meno, il genitore ha strumenti concreti per tutelarsi, sia sotto il profilo informativo sia attraverso un'azione giudiziale volta a riequilibrare o eliminare l'obbligo economico.

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