Quando uno dei due ex coniugi, nonostante un provvedimento del Tribunale, continua a occupare l'immobile senza averne più diritto, cosa si può fare? In un caso che ho seguito recentemente, ho assistito la mia cliente, L., alla quale, con sentenza di divorzio, era stato riconosciuto il collocamento prevalente dei figli minori, B. e R., con conseguente revoca dell'assegnazione della casa familiare all'ex marito, G.
Nonostante la decisione del Tribunale, l'ex coniuge si rifiutava di lasciare l'abitazione, sostenendo che, in assenza di un termine preciso indicato nella sentenza, non fosse obbligato a liberarla immediatamente. Si tratta di un'obiezione piuttosto comune, ma giuridicamente infondata. La sentenza di divorzio, infatti, è immediatamente esecutiva tra le parti, in base al principio sancito dall'articolo 282 del codice di procedura civile, e la revoca dell'assegnazione della casa comporta implicitamente l'obbligo di rilascio dell'immobile.
La revoca comporta automaticamente l'obbligo di rilascio
La giurisprudenza, ormai consolidata, ritiene infatti che non sia necessario un ordine espresso di sgombero: la perdita del diritto di abitazione rende automaticamente illegittima la permanenza nell'immobile. In altre parole, una volta revocata l'assegnazione, l'ex coniuge non ha più alcun titolo per continuare a occupare la casa.
Gli strumenti esecutivi utilizzati nel caso concreto
Nel caso specifico, abbiamo quindi attivato la procedura esecutiva. Il primo passaggio è stato quello di munire la sentenza della cosiddetta formula esecutiva, indispensabile per poter procedere. Successivamente, tramite il mio studio, abbiamo notificato all'ex marito un atto di precetto ai sensi dell'articolo 605 c.p.c., intimandogli formalmente di lasciare l'abitazione entro un termine preciso.
Di fronte al perdurare dell'inadempimento, abbiamo avviato la fase esecutiva vera e propria. L'ufficiale giudiziario ha quindi notificato il preavviso di rilascio, indicando data e ora dell'intervento per la liberazione coattiva dell'immobile. Questo passaggio rappresenta un momento decisivo, perché prelude, in caso di ulteriore resistenza, all'intervento concreto anche con il supporto della forza pubblica.
Esito e conclusioni
La vicenda si è conclusa positivamente per la mia assistita: a fronte dell'imminente esecuzione forzata, G. ha finalmente lasciato l'abitazione, evitando ulteriori conseguenze.
Questo caso dimostra come, in presenza di una sentenza che revoca l'assegnazione della casa familiare, non sia possibile "prendere tempo" o ignorare il provvedimento. Esistono strumenti legali efficaci per ottenere il rilascio dell'immobile, e agire tempestivamente consente di tutelare in modo concreto i propri diritti, soprattutto quando sono coinvolti anche i figli minori.